In Digital Marketing

Prima di parlare di e-mail marketing è utile fare una distinzione. Una di quelle che potrebbero sembrare banali e scontate, e che, proprio per questa ragione, tendiamo ingenuamente a dimenticare.

Esistono solo due tipi di e-mail marketing: quelli fatti bene e quelli fatti male.

Una nozione scontata, è vero, ma solo apparentemente. Perché oggi sono tante le aziende che perseverano nell’optare una strategia fallimentare di e-mail marketing, o che, peggio ancora, una strategia nemmeno la attuano. Per questa ragione, proveremo a fare chiarezza sull’autenticità di questo strumento fondamentale e di quali passaggi seguire per non indurre il lettore a cestinare le nostre email nel cassetto della “posta indesiderata”.

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Entry point

Dove tutto ha inizio. La porta d’ingresso dell’email marketing deve essere immaginata come un grande oceano in cui sfociano decine di fiumi: si va tutti verso la stessa direzione, ma non si arriva prendendo la stessa strada. È per questo che distinguiamo in OFFLINE ENTRY POINT e ONLINE ENTRY POINT.

I primi – e a dirlo è il nome stesso – riguardano i metodi di approccio che si verificano lontano dagli schermi del pc. L’esempio più comune è quello dei gadget distribuiti gratuitamente in occasione di eventi e fiere: l’utente, incentivato dalla possibilità di ricevere gratuitamente un oggetto, una rivista o un nostro prodotto, accetta di lasciarci i suoi dati ed iscriversi alla nostra newsletter compilando i moduli di iscrizione che avremo messo a sua disposizione nei nostri stand.

Il discorso non cambia se decidiamo di affidarci a una strategia di entry point online. Il nostro obiettivo è sempre quello di attirare l’utente e convincerlo a lasciarci i suoi dati, anche se, in questo caso, il contatto diretto lascia il posto ad una mirata strategia di email marketing. Di conseguenza,  è necessario saper scegliere bene un software adatto a coprire al meglio le nostre necessità.

Le migliori attività di email online sono strettamente legate al concetto di lead magnet: la nostra calamita virtuale avrà il compito di attirare l’utenza attraverso post organici su facebook, download di contenuti accattivanti, popup o addirittura contest online che premiano i primi dieci iscritti.

Segmentazione e targettizzazione del database

Non è tutt’oro ciò che luccica. E non sono utenti tutti coloro che accettano di iscriversi alla newsletter. Perché, nel peggiore dei casi, l’utente potrebbe essersi preso gioco di noi iscrivendosi con una mail “usa e getta”, ingolosito solamente dalla prospettiva di accedere ad un contenuto esclusivo in maniera totalmente gratuita.

E’ dunque fondamentale non perdersi d’animo ed operare una seria segmentazione del nostro database, oltre che una targettizzazione del cliente. Può risultare utile affidarsi a sistemi come Semplisio.it., in grado di tracciare le interazioni dei clienti e controllare gli ordini effettuati tramite l’e-commerce.

Una volta analizzati i comportamenti dei nostri utenti, potremo preparare una strategia comunicativa più delineata, evidentemente mirata e “cucita” addosso ai nostri interlocutori. Non è possibile effettuare una buona campagna di email marketing se non si è a conoscenza del target dei nostri clienti.

Unsubscribe rate: il nemico giurato dell’email marketing

Esistono campagne di mail marketing fatte bene ed altre fatte male, dicevamo. A fare la differenza sono le strategie, quelle che permettono di trovare soluzioni agli errori e fare delle peculiarità i propri punti di forza. La domanda, a questo punto, è servita: quali sono gli errori da non commettere?

Il più diffuso riguarda la frequenza con cui si inviano i messaggi al nostro utente. Una strategia di contatto troppo aggressiva rischia di infastidire anche coloro che ci hanno lasciato il loro indirizzo perché intenzionati al prodotto. Inviare una comunicazione a intervalli di 15 giorni potrebbe essere la soluzione migliore, perché permette di mantenere i rapporti con il nostro interlocutore senza, però, dargli l’impressione di essere perseguitato. Entra pertanto in gioco quello che in gergo tecnico si definisce unsubscribe rate (tasso di annullamento di iscrizione), un dato che va monitorato costantemente con l’obiettivo di individuarne le cause.

Strategie vincenti: quali sono i software migliori a cui affidarsi

Per una strategia che corrode, ce n’è un’altra che paga. I principali software dedicati all’email marketing si affidano a una precisa tecnica di marketing automation. 

E’ il caso di MailUp, software che conta centinaia di prestigiosi partner e che è diventato un leader nella pianificazione e nella strategia di email marketing. Con Mailup potrai impostare workflow automatici cross-canale basati sulle attività del singolo destinatario, monitorare l’andamento delle campagne in tempo reale, creare mail di grande impatto visivo già ottimizzate per mobile e fidelizzare il cliente.

Altro software interamente dedicato all’email marketing e affidabile partner di grandi marchi è Mailchimp. Questo software permette di creare campagne integrate, utilizzare strumenti di customer relationship management destinati alla trasformazione dei dati del pubblico in approfondimenti capaci di orientare le campagne, ed inoltre mette a disposizione del cliente strumenti di design on brand con una libreria di modelli e contenuti personalizzabili.

Ultimi consigli

Privilegiare un cliente resta, indiscutibilmente, il modo migliore per fidelizzarlo. Sia che voi abbiate optate per una campagna di lead generation che per una strategia di email marketing, avrete dalla vostra la potentissima arma dell’incentivo. Promozioni sull’acquisto e offerte riservate ai clienti sono due tra le opzioni più gettonate, ma anche i rimandi al carrello sono una strada percorribile e remunerativa: attrarre il cliente con messaggi del tipo “il prodotto che hai messo in carello è ancora disponibile. Per te un’offerta esclusiva solo per oggi” può aiutarlo a provare una sensazione di esclusività.

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